
so da quando avevo 12 anni che voglio fare la scrittrice. i libri avevano un tale potere su di me, che ho pensato da subito che scrivere e avere quel potere sugli altri fosse l’unica cosa davvero sensata da fare nel mondo. far ridere, far piangere, costruire e distruggere mondi, inventare l’impossibile. e quindi tutta la mia vita è stata dedicata alle parole, alla scrittura.
e se per molto tempo mi sono chiesta: quando divento una scrittrice? adesso sono una scrittrice? basta aver pubblicato un racconto in un’antologia per essere una scrittrice? e l’autopubblicazione conta?
adesso che sono passati undici anni dal mio primo libro pubblicato e ho firmato 8 contratti di edizione (di cui 3 con anticipo) non ho più dubbi: sono sicuramente una scrittrice.
le domande che mi assillano sono dunque cambiate:
- come misuro il mio successo?
- sono una scrittrice di successo?
- qual è il mio libro di maggior successo?
per lungo tempo la risposta che mi sono data ha avuto a che fare:
- con il prestigio degli editori con cui pubblicavo,
- con le copie vendute,
- con i premi,
- con le recensioni.
non so chi mi abbia convinto che quelli fossero i giusti parametri da prendere in considerazione, ma a lungo ho dato per scontato che fosse così, che se avessi pubblicato con un editore prestigioso e avessi venduto X copie avrei avuto successo. e il successo è sempre associato alla felicità, è qualcosa a cui tutti aspirano. è il segno che ce l’hai fatta, sei arrivata dove volevi e quindi non hai che da festeggiare.
il tempo mi ha dimostrato che l’equivalenza successo=felicità è falsa, se il successo viene misurato con il metro degli altri, quello del prestigio e delle copie vendute.
si potranno sempre vendere più copie, vincere più premi, essere tradotti in più paesi, essere invitati a più festival. usare queste misure per il successo non potrà che portare all’insoddisfazione perenne. ho corso molto a lungo su questa ruota prima di rendermene conto. e sono scesa.
sto quindi costruendo per me dei nuovi parametri di misura del successo. un mio libro ha successo se sono soddisfatta io: di quello che ho scritto, del lavoro che ho fatto con o senza l’editore, di come viene presentato ai lettori. non importa se vende tre copie o tremila, se ha una recensione o mille. se l’ho autopubblicato o l’ho pubblicato con l’editore più figo del creato. se mi è stato dato un anticipo stellare o nessuno.
sono una scrittrice di successo? sì, se quello che scrivo mi rende felice. tutto il resto ho deciso che non mi riguarda.
e tu? come misuri il tuo successo?
Quando impari a fare autocritica, quando ti accorgi degli errori che hai fatto nella tua scrittura e hai il coraggio di tagliare parti che non danno niente alla storia. Ecco, per me questo è un successo. Quando ho iniziato a scrivere non lo sapevo certo fare, con un po’ di allenamento sono migliorata e questo mi rende felice.